giovedì 12 gennaio 2017

Non c'è solo Pella sul lago d'Orta

C'è la mitica Pella in Giordania! 
Un sito archeologico e gli scavi testimoniano che i primi insediamenti risalirebbero a circa undicimila anni prima della nascita di Cristo. Gli antichi abitanti si sarebbero dedicati all'agricoltura e alla caccia. Attorno al 310 a.C. una delegazione di Alessandro Magno decise di stabilirsi qui, fondando Pella, dal nome della città natale di Alessandro. La nuova città divenne presto un importante centro ellenistico.
Fu distrutta nell'80 a.C. e successivamente ricostruita dai Romani. Ridivenne una città potente e anche sotto i Bizantini rimase tale diventando peraltro sede di vescovado. La presenza cristiana favorì la costruzione di alcune chiesette e della basilica a tre navate.
Il periodo auro terminò con la conquista degli Arabi, che la ribattezzarono Fahl.

E poi c'è Pella, un comune degli Stati Uniti d'America, nella Contea di Marion nello Stato dell'Iowa.
La fondazione risale al 1847 ad opera di 800 immigrati olandesi guidati da Hendrik P. Scholte. Il nome un omaggio alla città di Pella (Giordania), ove i cristiani di Gerusalemme trovarono rifugio durante l'Assedio di Gerusalemme. Secondo il censimento del 2000, la popolazione della città ammontava a 9.832 persone. La storia di Pella è caratterizzata da una forte componente di immigrati olandesi. Tracce inconfondibili di questo sono riflesse nell'architettura e nel dialetto locale simile al Gheldrico meridionale.



lunedì 9 gennaio 2017

Anche i Pellesi furono albergatori a Barcellona!

Gaetano Vinzia 1771-1859
carrer de les Mosques
Tra i personaggi che fecero fortuna come albergatori in Catalogna, a Barcellona, c'è la famiglia Vinzia (Vinci o Vincia) di Pella, proprietari dell'Hostal de la Cruz de Malta situato nei dintorni del Carrer de les Mosques.
Nel già citato volume di Angel Miguelsanz "Radici Piemontesi dell'industria alberghiera di Barcellona" viene descritta l'attività iniziata nel XVIII secolo e le vicende che riguardano la famiglia Vinzia. Abbiamo estratto due fatti curiosi che testimoniano la perfetta integrazione nell'ambito barcellonese.
Il volume pubblicato 
Il primo riguarda "l'eccellenza gastronomica" della Fonda de Tano (riferita a Gaetano – Tano – Vincia) con riferimento ad un piatto che diventò famoso fino al punto che molta gente andava apposta a Barcellona per gustare un cibo così rinomato: llom amb mongetes (lombo di maiale e fagioli fritti). Tano "aveva un segreto speciale per friggere il merluzzo e le mongetes".
Il secondo episodio curioso riguarda un cane pastore Terranova bianco, razza che pare per la prima volta arrivata a Barcellona. Essendo un cane così bello e spettacolare, si dice che Cayetano Vincia lo usasse come richiamo. Il cane in questione passeggiava tutto il giorno per la città e la sua presenza si faceva notare.
Da qui è nato il detto popolare "Dònes mès voltes que el gos del Tano" (Fai più giri del cane di Tano), per indicare una persona che cammina tutto il giorno avanti e indietro senza fermarsi. Un bell'esempio di marketing a contenuto popolare e sociale.





giovedì 5 gennaio 2017

Albergatori Alzesi a Barcellona



Il minuzioso lavoro di ricerca di Angel Miguelsanz i Amalot ha portato alla pubblicazione dell'importante volume: "Radici Piemontesi dell'industria alberghiera di Barcellona – 1571 - 1936". Ancora oggi in Catalogna continuano l'attività gli eredi di quei pionieri che tanto hanno dato a questa regione spagnola.
Una testimonianza è la targa in bronzo posta nel 1993 all'entrata dell'hotel Orient sulla Rambla di Barcellona che pubblica il riconoscimento per gli anni di servizio alla città offerto da questa struttura alberghiera a far data dal 1842.
Un omaggio al fenomeno migratorio di quanti hanno portato fuori dai confini del nostro paese la capacità, la professionalità di più generazioni.
L'Hotel Orient era uno dei più prestigiosi alberghi di Barcellona di proprietà della famiglia Durio originaria di Civiasco ma che nell'Ottocento, a seguito di un doppio matrimonio con personaggi della famiglia Fiorentini, assunse un importante ruolo nella vita sociale ed economica di Alzo.
L'inizio dell'avventura a Barcellona porta la data del 1778 quando Pietro Durio (1751-1808) intraprese il viaggio da Civiasco verso la Spagna.... e qui vi lasciamo affinché possiate leggere l'interessante racconto sul libro citato!


lunedì 2 gennaio 2017

Monte san Giulio: una frazione di Pella

La piccola frazione di Monte san Giulio situata nel punto più alto , sembra dominare con la sua presenza l'intero territorio pellese.
Distante dal capoluogo comunale circa 1 chilometro, situata a 446 mt. s.l.m., conta un pugno di abitanti che hanno il privilegio di una incomparabile visione panoramica del lago d'Orta sottostante.
Percorrendo la mulattiera che porta verso la Colma, il viandante trova ristoro con le fresche acque sorgive della fontanella attrezzata di tazza  per bere.
Nel tardo Seicento questa frazione si dotò di un oratorio dedicato a san Giuseppe, di cui gli abitanti sono attenti e devoti custodi.
Piacevole l'interno della chiesetta nella quale non mancano gli affreschi che richiamano la leggenda di san Giulio che navigò verso l'isola sul suo mantello.








giovedì 29 dicembre 2016

Il canonico Francesco Fiorentini

Il canonico FRANCESCO FIORENTINI, fu Giovanni e fu Santina Caterina, nacque ad Alzo il 22 marzo 1848, dove abitava in via Risorgimento, (ora via Durio), poco decine di metri prima della casa ad arco all'uscita del paese verso nord.
Fu ordinato sacerdote nel 1873 e celebrò la sua prima messa il 5 ottobre 1873 nella parrocchia di Alzo. Nel settembre del 1923 celebrò la messa di cinquant'anni di sacerdozio presso il Monte Mesma, come egli descrive nelle sue memorie.
Aveva tre fratelli: Giulio, Lorenzo e Pietro oltre alla sorella Cristina. Quest'ultima nata il 23 luglio 1856 e morta all'età di 71 anni il 7 gennaio 1928, - nubile – lasciò detto di volere un funerale di prima classe, ed assegnò un lascito di Lire 100 all'anno per messe di suffragio.
Il sacerdote Fiorentini ha lasciato diversi scritti e un lungo "sonetto" in versi e in rima, datato 20 settembre 1923, in cui racconta la sua vita dalla nascita fino alla vigilia della sua dipartita, definendolo "testamento fisico e morale".
Fu tra coloro che, alla fondazione dell'Asilo Infantile di Alzo, chiese che il Parroco fosse nominato tra i membri di diritto del consiglio di amministrazione, ma non fu mai titolare della parrocchia di Alzo.
Morì a 76 anni, il 26 giugno 1924 e fu sepolto nel cimitero di S. Filiberto.


lunedì 26 dicembre 2016

Le cappelle della via Crucis di san Filiberto

Nell'inventario dei beni di san Filiberto del 1710 viene menzionato il muro di recinzione che delimita il sagrato che fungeva da cimitero dove "Dalla parte verso mezzo giorno al di fuori della chiesa v'è il Cimitero assai grande, chiuso di muro, con una croce di legno ....e sotto picciol tetto che è la gronda alla sagristia suddetta, per ossario ove pure si conserva la bara da portare i morti..."
Gia nel 1753 il parroco d'allora scrive al Vescovo descrivendo che : "Li venerdì di Quaresima nella Chiesa di S. Filiberto altre volte Parochiale d'Alzo si fa la via Crucis con l'intervento de Popoli vicini; e nella festa di Epifania, e di S. Filiberto si cantano in detta Chiesa li divini ufizi".
Solo nel 1763, nell'inventario del 16 luglio, vengono citate ufficialmente le cappelle: "La chiesa è attorniata dal cimitero ben chiuso di muro e cancello di legno. D'intorno a detto muro vi sono le cappelle della via Crucis ben grandi e dipinte."
Nell'inventario del 27 giugno 1778 la descrizione è ancora più precisa: "La chiesa è circondata da muro alto con 14 capelle per la Via Crucis. Nel mezzo v'è il Cimiterio in cui si sepelliscono tutti li cadaveri, non essendovi alcun sepolcro. Nel mezzo di detto verso mezzodì sta una colonna di pietra ben lavorata con suo pedestallo, gradini, ecc. e nella sommità una croce di ferro eretta a spese di molti Benefattori"
la dedicazione
la firma del pittore
1932 inaugurazione cappelle
Nel 1930-32 furono eseguiti i nuovi affreschi  delle cappelle  dal pittore Mario  Albertella di Cannobio voluti da Ester Durio per onorare i genitori. 






giovedì 22 dicembre 2016

La "reale caserma " dei Carabinieri e le vicende alzesi

In un giorno di maggio del 1906 il chimico farmacista  Mazzetti Giuliano della farmacia in Alzo, quella mattina era a Gozzano per convolare a nozze con Caterina Guidetti. Si ricordò di avere lasciato ad Alzo i documenti delle pubblicazioni e,  inforcata una bicicletta, recuperati i documenti, ritornò verso Gozzano. All’altezza dell’oratorio della Madonna di Luzzara fu aggredito, pestato e derubato d’ogni suo avere: l’orologio d’oro con catena, Lire 1.500 in contanti, un cofanetto con gioielli che gli aveva affidato una zia per farne dono alla novella sposa, e anelli di cui uno con brillanti che gli fu strappato dal dito con evidenti “morsicature” per poterlo meglio sfilare.
Il fatto suscitò immenso scalpore ed indignazione tra i cittadini della sponda occidentale del lago tanto che si incominciò a reclamare una stazione dei Reali Carabinieri da insediare da questa parte. 
Caserma inaugurata nel 1911
L’esigenza di tale richiesta era giustificata dal fatto che i Reali Carabinieri di Orta, a causa delle “enormi distanze” avevano difficoltà a raggiungere la sponda occidentale del lago, ed inoltre mancava il  telegrafo nel comune di Pella.
Costruito un apposito edificio voluto da Francesco Fiorentini, notabile della frazione di Alzo, il 16 marzo del 1911 fu inaugurata la stazione dei Reali Carabinieri per servire i Comuni della sponda occidentale del lago d’Orta firmatari della richiesta.