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giovedì 11 maggio 2017

Il vascone di Alzo



Esisteva un vascone di granito nel quale confluiva l'acqua di una sorgente, che veniva chiamata "strola", per far bere i cavalli. Questo vascone era collocato alla fine dell'abitato di Alzo, prima della casa ad arco, a fianco dell'edificio adibito a cinematografo negli anni '70 dello scorso secolo.
In un secondo tempo fu trasportato con i "barozz" trainati da buoi, nella piazza Fiorentini.
Durante la costruzione della nuova sede dell'uffico postale, subì un nuovo spostamento temporaneo, relegato in un angolo della piazza stessa.
Quando l'ufficio postale fu terminato, il vascone di granito è stato posto nel mezzo della piccola piazzola che fa da salotto, luogo di incontro per quattro chiacchiere tra amici, ed è adibito a fioriera per abbellire il luogo stesso.

Un lodevole esempio di reimpiego di manufatti utilizzati diversamente da quello originale.

lunedì 27 marzo 2017

La sapienza dei vecchi strumenti

 
il corno di richiamo: conchiglia di mare
La storia umana, professionale e familiare di generazioni di artigiani è a volte racchiusa negli attrezzi che furono usati, sui quali rimane come un'eco: manici e punti di presa consumati fino ad adattarsi perfettamente alla mano dell'artigiano, permeati fino in fondo dal sudore di quelle stesse mani.
Attrezzi vecchi ma ancora funzionanti esprimono le più alte aspirazioni d'arte che il tempo e l'usura non riescono a degradare, esercitano ancora un certo fascino su coloro che lavorano con utensili manuali.
Ad Alzo le cave contribuirono allo sviluppo della viabilità e delle strutture di servizio, ma furono gli scalpellini che lasciarono l'impronta più significativa di quell'epoca, con i manufatti che oggi contraddistinguono il territorio.

buràcia,cumpàas, squadar e auti arnes
I modesti attrezzi utilizzati, ma razionali ed estremamente pratici nella loro semplicità, testimoniano il duro lavoro e la capacità di chi li utilizzava e, soprattutto, sono i loro nomi nel gergo specifico che raccontano la storia e nella loro interpretazione e traslazione del significato si serba la memoria dell'antico lavoro.

lunedì 14 novembre 2016

Il bel granito di Alzo

Il granito ebbe ed ha infinite applicazioni. Fu il primo mezzo costruttivo conosciuto dall'uomo. I dolman preistorici, le antiche porte di Micene, le piramidi d'Egitto sono di granito e di granito sono tutti i ruderi dell'antica civiltà Greca e Romana.
L'attività estrattiva del granito di Alzo risulta sia iniziata negli anni Quaranta dell'Ottocento, ma molte case alzesi del settecento e del primo ottocento hanno già portali ed altri elementi in granito bianco.
Una data certa di un elemento in granito è la balaustra della chiesa di S. Filiberto su cui è incisa in bell'evidenza dalla parte dell'altare la data 1781.
Questo si spiega con il fatto che gli uomini di Alzo non avevano atteso la perizia degli ingegneri per utilizzare il loro granito. Certo non facevano esplodere la roccia ma sapevano utilizzare i "trovanti", i massi erratici sparsi in abbondanza nei boschi e nelle brughiere, ottenendo manufatti di abbellimento e di utilità nella costruzione della proprie dimore.

Il masso erratico, spesso indicato con il nome di "trovante", è una grande roccia che è stata trasportata a fondovalle da un ghiacciaio. Questi massi, dopo che il ghiacciaio si è ritirato, occupano un'insolita posizione in cima a colline o isolati in mezzo alla pianura. Li chiamavano "blocchi erratici" perché non ne conoscevano la provenienza.

Horace Bénédict de Saussure su questo affermava: "Il granito non si forma in terra come i tartufi, e non cresce come i pini sulla roccia calcare".



giovedì 16 ottobre 2014

Le cave di granito di Alzo

Laboratorio delle cave Simonetta ad Alzo

Nel 1844 l'arch. Nobili De Toma, dopo aver effettuato delle ricerche,  diede inizio ai lavori di estrazione del granito di Alzo.
Seguì dopo pochi anni, nel 1848, l'apertura della cava dei f.lli Simonetta fu Giovanni provenienti da Unchio, quella di Giosellino Peverelli e di altri altri ancora, dando vita a una importante attività estrattiva del granito di Alzo, considerato di pregevole qualità.
Nel 1884, il 29 dicembre, Andrea Nobili De Toma moriva a Omegna, città di cui era stato sindaco per 19 anni. 
Nel 1899 fu posta una lapide commemorativa ad Alzo con medaglione in bronzo dello scultore Luigi Bedoni di Boleto e fuso dalla fonderia Silvio Mazzola fu Pasquale di Valduggia.

Lapide commemorativa a Nobili De Toma