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giovedì 5 gennaio 2017

Albergatori Alzesi a Barcellona



Il minuzioso lavoro di ricerca di Angel Miguelsanz i Amalot ha portato alla pubblicazione dell'importante volume: "Radici Piemontesi dell'industria alberghiera di Barcellona – 1571 - 1936". Ancora oggi in Catalogna continuano l'attività gli eredi di quei pionieri che tanto hanno dato a questa regione spagnola.
Una testimonianza è la targa in bronzo posta nel 1993 all'entrata dell'hotel Orient sulla Rambla di Barcellona che pubblica il riconoscimento per gli anni di servizio alla città offerto da questa struttura alberghiera a far data dal 1842.
Un omaggio al fenomeno migratorio di quanti hanno portato fuori dai confini del nostro paese la capacità, la professionalità di più generazioni.
L'Hotel Orient era uno dei più prestigiosi alberghi di Barcellona di proprietà della famiglia Durio originaria di Civiasco ma che nell'Ottocento, a seguito di un doppio matrimonio con personaggi della famiglia Fiorentini, assunse un importante ruolo nella vita sociale ed economica di Alzo.
L'inizio dell'avventura a Barcellona porta la data del 1778 quando Pietro Durio (1751-1808) intraprese il viaggio da Civiasco verso la Spagna.... e qui vi lasciamo affinché possiate leggere l'interessante racconto sul libro citato!


lunedì 26 dicembre 2016

Le cappelle della via Crucis di san Filiberto

Nell'inventario dei beni di san Filiberto del 1710 viene menzionato il muro di recinzione che delimita il sagrato che fungeva da cimitero dove "Dalla parte verso mezzo giorno al di fuori della chiesa v'è il Cimitero assai grande, chiuso di muro, con una croce di legno ....e sotto picciol tetto che è la gronda alla sagristia suddetta, per ossario ove pure si conserva la bara da portare i morti..."
Gia nel 1753 il parroco d'allora scrive al Vescovo descrivendo che : "Li venerdì di Quaresima nella Chiesa di S. Filiberto altre volte Parochiale d'Alzo si fa la via Crucis con l'intervento de Popoli vicini; e nella festa di Epifania, e di S. Filiberto si cantano in detta Chiesa li divini ufizi".
Solo nel 1763, nell'inventario del 16 luglio, vengono citate ufficialmente le cappelle: "La chiesa è attorniata dal cimitero ben chiuso di muro e cancello di legno. D'intorno a detto muro vi sono le cappelle della via Crucis ben grandi e dipinte."
Nell'inventario del 27 giugno 1778 la descrizione è ancora più precisa: "La chiesa è circondata da muro alto con 14 capelle per la Via Crucis. Nel mezzo v'è il Cimiterio in cui si sepelliscono tutti li cadaveri, non essendovi alcun sepolcro. Nel mezzo di detto verso mezzodì sta una colonna di pietra ben lavorata con suo pedestallo, gradini, ecc. e nella sommità una croce di ferro eretta a spese di molti Benefattori"
la dedicazione
la firma del pittore
1932 inaugurazione cappelle
Nel 1930-32 furono eseguiti i nuovi affreschi  delle cappelle  dal pittore Mario  Albertella di Cannobio voluti da Ester Durio per onorare i genitori. 






giovedì 17 dicembre 2015

Distanze geografiche e sviluppo sociale

Il dizionario di Casalis registrava con scarne parole le origini del comune di Pella: "A questo comune è aggregato il villaggio di Alzo, che gli è lontano un mezzo miglio". In realtà, quel mezzo miglio, così breve sul piano della distanza geografica, diventava ben più arduo e faticoso da colmare sul piano delle distanze sociali tra le due comunità. Lo stato di manutenzione dell'intera rete stradale era insoddisfacente. Per fare qualche esempio, il Rialaccio, che segnava per un tratto il confine tra Alzo e San Maurizio, fino al 1822 inondava regolarmente l'unica strada che collegava i due paesi.
Solo dopo il 1885, la realizzazione del nuovo ponte sul Pellino finanziato dalla famiglia Durio consentì al comune nel suo insieme di inserirsi nelle nuove direttrici di traffico che percorrevano la sponda occidentale. Chi passava per Alzo poteva ammirare "un bello stradone che differisce dall'orrendo ciottolato tanto in voga" e le curate residenze signorili, conferivano al paese "un aspetto insolitamente civile e un carattere allegro".
a piedi da Alzo a San Maurizio
la stessa strada come si presenta oggi


giovedì 3 settembre 2015

Alzo dedica la strada principale a Pietro Durio

la targa che ricorda Pietro Durio
Fu la Famiglia Alzese che, ancora una volta, nell'assemblea dei soci, si fece promotrice di una iniziativa per onorare un cittadino benemerito, facendosi carico di far apporre, entro il 1910, tre targhe ricordo sulla strada principale di Alzo che il Comune aveva deliberato di intitolare a Pietro Durio.
Nella stessa circostanza venivano regalati paracarri e panchine di granito di Alzo per abbellire la piazza e per evitare che animali e carri deturpassero il luogo.
Piazza Fiorentini senza paracarri nel 1900

Piazza Fiorentini con i paracarri nel 1910

giovedì 5 febbraio 2015

Una donna d'altri tempi: Costanza Durio

Costanza Durio vedova Fiorentini

Nell'ottobre del 1871, muore ad Alzo Francesco Fiorentini all'età di 36 anni lasciando la vedova Costanza Durio (di soli 33 anni) con quattro figli minorenni tra i 10 anni ed i pochi mesi. La signora Costanza non si perde d’animo: proveniente anch’essa da una famiglia benestante di Civiasco, con la quale i Fiorentini sono doppiamente imparentati poiché una Filomena Fiorentini (sorella del Francesco defunto nel 1871) ha sposato Pietro Durio fratello di Costanza, si dimostra un’energica donna d’affari e un'oculata amministratrice dei beni del marito.
La vita le riserva nuovi dolori: i primi tre figli – Alfonsa, Alfredo e Cesare – muoiono giovani, tra i 22 e i 28 anni d’età: rimane l’ultimogenito Francesco, che lei affianca nella passione e nell’amore per la sua terra, sostenendolo e aiutandolo nella vita pubblica e politica.  
i figli Alfonsa, Alfredo e Cesare

Costanza è una donna di temperamento e di carattere che potremmo paragonare ad una moderna manager e sa farsi valere in ogni frangente, forte del ruolo che i due importanti casati riassunti nella sua persona quasi le impongono.
Nel 1885 fa costruire in Alzo dall'architetto Giovanni Cerutti di Valpiana di Valduggia "Villa Fiorentini", una delle più belle dimore della sponda occidentale del lago d'Orta.
Muore nel 1908, all'età di 70 anni, e le sue spoglie sono nella tomba di famiglia a San Filiberto.
villa Fiorentini



giovedì 15 gennaio 2015

Il lavatoio pubblico ad Alzo


La targa ricordo (1909)

Opera per davvero assai utile e gradita dagli Alzesi anche ai nostri tempi!
E’ l’ultimo ricordo lasciato da Pietro Durio che concesse l’uso della sorgente di sua proprietà, facendo costruire il lavatoio e incanalando l’acqua per il duplice utilizzo di dare agli Alzesi la possibilità di attingere acqua per le necessità di casa e consentire di lavare i panni in un luogo coperto e adeguatamente costruito per lo scopo.
Come ricorda la targa situata in loco, l’opera fu realizzata e inaugurata il 5 agosto del 1909, epoca in cui pochi avevano l’acqua potabile in casa se non attingendo ai pozzi che qualche abitazione possedeva (l’acquedotto consorziale fu costruito molti decenni dopo). I panni si andavano a lavare in riva al lago con non poco disagio per le donne che dovevano percorrere un buon tratto di strada per raggiungere la sponda situata a valle rispetto all’abitato.
Il lavatoio rappresentava un appuntamento quasi giornaliero per le nostre donne ed era il luogo in cui, tra un “lavar ed uno sciacquar di panni”, si scambiavano notizie, consigli, parole di conforto e di solidarietà, non immuni da qualche pettegolezzo locale che.. insaporiva lo scorrere del tempo.
Nel mese di settembre del 1909 morì Pietro Durio ed il suo nome è ricordato con la intestazione della via principale che Alzo ha dedicato alla memoria di questo illustre cittadino.



Il lavatoio-fontana di Alzo


giovedì 1 gennaio 2015

Il Ponte sulla Pellèsina e sul Pellino

 
 
Casa Bionetti sventrata per far passare la strada
 
 
Si deve a Pietro Durio la realizzazione dei ponti sulla Pellèsina e sul Pellino che consentono alla strada in uscita dall'abitato di Alzo di proseguire verso nord.
Pietro Durio era originario di Civiasco, ma Alzo divenne la sua patria d’adozione, accompagnando e sostenendo gli sviluppi del paese, prendendo a cuore la situazione sociale.
Comprese che era fondamentale per il paese non essere relegato al fondo di una strada ma diventare luogo di passaggio e traffici. Da decenni la strada verso nord si arrestava appena oltre il paese. Il progetto di una strada per Cesara e Omegna restava sulla carta perché era troppo impegnativo costruire ponti sulle profonde gole in cui scorrono la Pellèsina e il Pellino.
Pietro Durio sapeva che la situazione si poteva sbloccare solo sostenendo da privato le spese (alla fine gli costerà 84.000 lire di allora). Nei tardi anni settanta promosse i progetti (il primo sarà poi radicalmente modificato).
Nel 1880 anche il ponte sul Pellino – in blocchi di granito, alto 40 metri, lungo 45 - fu terminato. Madrina dell’inaugurazione fu la consorte, Filomena Fiorentini, a cui il ponte venne dedicato. Da allora le comunicazioni verso Omegna, la Valdossola, il nord del Lago Maggiore e la Svizzera ebbero immediato sviluppo.
Nel 1893 venne aperta la nuova strada Alzo- Centonara – Artò.
 
 
Ponte sulla Pellèsina e Plesma (1890)
 
 


Ponte sul Pellino inizio costruzione (1890)
 

 
Ponte sul Pellino ormai terminato (1891)
 
 

giovedì 25 dicembre 2014

La piazza Fiorentini ad Alzo

La piazza Fiorentini ad Alzo

In un atto dell'11 ottobre 1867 risulta l'acquisto del  terreno sulla piazza di Alzo per dedicare la piazza stessa a "F. Fiorentini 1869". Non è dato sapere quale Fiorentini si volesse celebrare, sebbene questa famiglia abbia avuto un'importanza rilevante nell'economia del borgo per le molte attività e imprese che gestiva e per i numerosi possedimenti sul territorio.

Si può ipotizzare che la data "1869" possa riferirsi a due Francesco Fiorentini: uno, Francesco che indichiamo "senior"  sposato con Nicola Giuliani, era nato nel 1803 e muore nel 1874. L'altro, Francesco junior, sposato con Costanza Durio, nasce ad Alzo nel 1837 e muore nel 1871. In entrambi i casi la dedicazione della piazza avviene quando erano entrambi in vita e, quindi, si può ritenere che sia stato un atto per riconoscere alla famiglia la munificenza elargita alla popolazione alzese.

Francesco Fiorentini junior 1837 - 1871

Francesco Fiorentini senior 1803-1874


lunedì 24 novembre 2014

L'ippocastano abbattuto


2004 - l'ippocastano prima di essere abbattuto
Era un maestoso albero di ippocastano che sovrastava la piazza panoramica di Alzo, sotto i quale d'estate volentieri si sostava a chiacchierare e a riposare.
L'albero, che aveva raggiunto un'altezza di 36 metri ed era visibile dall'altra sponda del lago, era secolare: nel 1907 risulta che furono spese ben Lire 10,00 per effettuare la concimazione, somma pagata da Pietro Durio.
Purtroppo fu detto che era malato e, quindi, decretato il suo abbattimento. L'albero fu abbattuto nell'aprile del 2004 con un gran impiego di mezzi .

Al suo posto  un nuovo arbusto è stato piantato subito dopo, ma ha avuto breve vita poiché si è rivelato malato. In attesa di una più dignitosa sistemazione, oggi la piazza si presenta arredata da una semplice aiuola.
2004 - l'albero abbattuto


il nuovo castagno

giovedì 9 ottobre 2014

Il sindaco Francesco Fiorentini

Francesco Fiorentini


È il 1895 e un alzese viene eletto sindaco di Pella. È  Francesco Fiorentini, di soli 24 anni. Nato nel 1871 da Francesco Fiorentini e Costanza Durio,  è a quell'epoca il sindaco più giovane d'Italia. Erede di una famiglia benestante di Alzo, sin da giovane mostra una forte personalità ed un carattere deciso, lasciando sul territorio un ricordo di oculate scelte a beneficio della popolazione.
Nel 1899 sposa Anna Simonetta, figlia di un imprenditore cavista di Alzo, rafforzando in tal modo la potenza economica delle famiglie alzesi.
Nel 1904 viene nominato Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia, e nel 1907 viene investito della carica di Vice Conciliatore del Comune di Pella.
Nozze di Francesco Fiorentini e Anna Simonetta (1899)

lunedì 29 settembre 2014

Il corpo filarmonico di Alzo


Corpo filarmonico Alzese (1910)

Ad Alzo, nel giugno 1908, viene istituito il Corpo Filarmonico di Alzo (Fanfara). Direttore era Giulio Ricca che fornì a sue spese berretti, divisa, leggii in ferro, grancassa e un armadio per ritirare gli strumenti musicali. Vice-direttore Giulio Piralla. Augusto Simonetta era segretario-cassiere. I maestri erano Stornello, Roncarolo, mentre il supplente maestro era Cerottini. 
La Fanfara ricevette in eredità dal disciolto Club Mandolinistico 40,00 lire consegnate dal cassiere di tale club Francesco Sommi ad Augusto Simonetta che era segretario-cassiere della nea-filarmonica.  L’ 8 settembre del 1909 la Fanfara si recò a Civiasco per rendere omaggio al suo fondatore e Presidente Ercole Durio di Civiasco che  aveva fatto dono di ben 14 strumenti musicali. 


Armadio donato da Giulio Ricca