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giovedì 10 settembre 2015

Una mina colossale nelle cave di Alzo




Scoppio di una mina nelle cave Peverelli



Martedì 24 dicembre del 1912, alle ore 11 circa, ripetuti suoni di tromba avvisavano che qualche masso enorme si sarebbe di lì a poco staccato dalle cave di granito di Alzo.
E infatti un boato dilagò per tutta la zona, seguito da un nembo di fumo e polvere che fece volgere gli sguardi verso le cave di proprietà Peverelli.
Oltre 1500 metri cubi di granito scivolarono per un centinaio di metri lungo le falde del colle, adagiandosi nello spazio sottostante in attesa che le abili mani degli scalpellini ne potessero trarre i pregiati manufatti destinati non solo in Italia, ma a molti paesi europei.
 
Il masso staccato dalla montagna
 

giovedì 3 settembre 2015

Alzo dedica la strada principale a Pietro Durio

la targa che ricorda Pietro Durio
Fu la Famiglia Alzese che, ancora una volta, nell'assemblea dei soci, si fece promotrice di una iniziativa per onorare un cittadino benemerito, facendosi carico di far apporre, entro il 1910, tre targhe ricordo sulla strada principale di Alzo che il Comune aveva deliberato di intitolare a Pietro Durio.
Nella stessa circostanza venivano regalati paracarri e panchine di granito di Alzo per abbellire la piazza e per evitare che animali e carri deturpassero il luogo.
Piazza Fiorentini senza paracarri nel 1900

Piazza Fiorentini con i paracarri nel 1910

giovedì 18 dicembre 2014

E da Alzo non partirono più i treni a vapore...

Il ponticello in località Bocc

La stazione a righe bianche e rosse


Alle vicende descritte nei documenti ufficiali, si aggiungono le memorie e le poche tracce raccolte dalla voce di chi ha vissuto quella stagione.
È particolarmente importante la testimonianza del signor Andrea Guidotti sull’aspetto esteriore delle stazioni della ferrovia Gozzano – Alzo: l’intonaco era a strisce bianco-rosso ed ancora oggi si può vedere sull’edificio della stazione di San Maurizio d’Opaglio, ora adibita a civile abitazione. L’arrivo del treno (i cui orari non erano mai precisi) veniva preannunciato con uno scampanellìo per avvisare i probabili viaggiatori che era ora di appressarsi alla stazione, nonché chi ne aveva necessità, di andare a spedire o ritirare pacchi o merci varie.
Non bisogna dimenticare che questi erano paesi con numerosi emigranti. Era assai importante per il servizio postale locale che si avvaleva della ferrovia; l’intera comunità attendeva l’arrivo del treno specie nel periodo della Grande Guerra, quando ogni famiglia annoverava qualche congiunto lontano da casa perché al fronte o prigioniero.
Negli anni 1920-22 il fuochista della locomotiva Alzo (il nome indicava il modello del locomotore fabbricato in Germania, modello in funzione anche per altri percorsi ferroviari), era Attilio Balaustra, abitante nella frazione Pianelli, mentre il macchinista era Polci di Pogno.
La figlia del Balaustra ricorda che una volta il padre non fermò il treno alla stazione di San Maurizio perché era in ritardo sull’orario e non poteva mancare la coincidenza a Gozzano con il treno che transitava da Novara per Omegna.
Non era raro che, per mancanza di potenza del locomotore a causa del dislivello esistente nei pressi della località Pianelli, i vagoni carichi di massi di granito venissero sganciati ed abbandonati sui binari per essere poi ripresi (con comodo!) in un secondo tempo. Altre volte, mancando il carbone, i viaggiatori erano invitati a scendere e raccogliere le canne di granoturco nei campi per far ripartire il treno.
La natura stessa, aiutata dalla mano dell’uomo, ha ormai cancellato le tracce di una vicenda così sofferta. Pochi segni sono rimasti: un ponticello nascosto dai rovi, un breve tratto di binari non divelti, un intonaco a righe bianco-rosso, un vecchio quadro con gli orari del treno…

Bibliografia: Documenti dall’archivio storico dell’Associazione Culturale Famiglia Alzese.


Un particolare della stazione di San Maurizio

Un cippo SF - strada ferrata


lunedì 27 ottobre 2014

Quando da Alzo partivano i treni a vapore

Come mai ad Alzo una ferrovia con tanto di treno?
Con  l’apertura delle cave di granito, sorse la necessità di sviluppare un sistema di trasporto efficace per il granito. La rete stradale all’epoca era decisamente poco sviluppata e il mezzo di trasporto più moderno era senz’altro la ferrovia, ma le stazioni più vicine erano ad Arona e a Novara.
La società per l’esercizio delle cave di Alzo, nata il 22 settembre 1858 e della quale erano azionisti il parroco don Giulio Ratti di Milano, Cesare Scardini di Pavia, Defendente Vannini (o Vanini) di Milano e Charles Galland di Gozzano, commissionò il progetto per una strada ferrata a cavalli per collegare Alzo con la città di  Novara. Il progetto, affidato agli ingegneri Villier, Sanchey e Nobili De Toma, venne consegnato il 2 marzo 1859. Le stazioni erano sette, poste lungo 43 chilometri complessivi di binario: Novara, Caltignaga, Momo, Borgomanero, Gozzano, Baraggia.

1890ca. costruzione rete ferroviaria di Alzo

Gli ingegneri tennero conto, nel progetto, del fatto che i cavalli non sono in grado di sviluppare grosse potenze, pertanto studiarono un tracciato pianeggiante: era previsto tra Gozzano e Alzo, un rettilineo livellato che attraversava la Baraggia in rilevato, opera molto costosa ma ritenuta indispensabile per consentire ai cavalli di trainare i carri col granito.

Con Regio Decreto n. 719 del 9 aprile 1882 si approvò la costruzione della Ferrovia Gozzano – Alzo. La costruzione fu affidata alla ditta Zanotti & C., il cui proprietario era l’avv. Luigi Razzetti di Parma. L’esercizio iniziò il 17 giugno 1886.

La linea, lunga 7,6 km., serviva le stazioni di Gozzano, Gozzano-Fermata, Cremosina, Pogno-Berzonno, San Maurizio d’Opaglio e Alzo. Il viaggio durava 32 minuti alla folle velocità di 15 km/h! I primi anni di esercizio della ferrovia furono senza dubbio i migliori: si trasportvaa il granito delle cave, le materie prime e lavorati della Cartiera Sonzogno di Pella, i legnami e le merci paesane e, in base ad una convenzione ventennale con lo Stato, anche i passeggeri.

Mappa ferroviaria Gozzano-Alzo

Per approfondire:
F. Ogliari, La navigazione sui laghi italiani – i laghi minori – Orta – Trasimeno – Bolsena – Bracciano, Cavallatto Editori, Milano, 1988.


Documenti dall’archivio storico dell’Associazione Culturale Famiglia Alzese

giovedì 16 ottobre 2014

Le cave di granito di Alzo

Laboratorio delle cave Simonetta ad Alzo

Nel 1844 l'arch. Nobili De Toma, dopo aver effettuato delle ricerche,  diede inizio ai lavori di estrazione del granito di Alzo.
Seguì dopo pochi anni, nel 1848, l'apertura della cava dei f.lli Simonetta fu Giovanni provenienti da Unchio, quella di Giosellino Peverelli e di altri altri ancora, dando vita a una importante attività estrattiva del granito di Alzo, considerato di pregevole qualità.
Nel 1884, il 29 dicembre, Andrea Nobili De Toma moriva a Omegna, città di cui era stato sindaco per 19 anni. 
Nel 1899 fu posta una lapide commemorativa ad Alzo con medaglione in bronzo dello scultore Luigi Bedoni di Boleto e fuso dalla fonderia Silvio Mazzola fu Pasquale di Valduggia.

Lapide commemorativa a Nobili De Toma