giovedì 20 aprile 2017

Il magico mondo del cinema

Ad Alzo esisteva il cinematografo!
sede del cinematografo ad Alzo
Lo stabile, tuttora esistente, si trova verso l'uscita nord del paese ed è di proprietà della famiglia De Gennaro che, all'epoca, lo aveva concesso in uso senza chiedere alcun compenso.
Dopo la seconda guerra mondiale, il parroco di allora - don Luigi Calderoni – che aveva una dinamicità esemplare nel rendere attiva la comunità alzese, si era munito di una macchina da proiezione utilizzata per gli intrattenimenti cinematografici.
la locandina del film girato nel 1942 sul lago d'Orta
L'edificio consisteva in una sala con palco dove si faceva anche teatro. La platea era attrezzata con le panchine e la galleria, alla quale si accedeva attraverso una scala, aveva le poltroncine per circa 150 posti, tutta a gradini e l'ultima fila toccava il soffitto.
Si proiettavano films il venerdì, sabato e domenica facendo arrivare le pellicole da Milano, da dove giungevano con il treno fino a Gozzano.
una scena del film La Maestrina sul  Sacro Monte d'Orta
Il noleggio lo si condivideva con Pogno passando le pellicole tra un tempo e l'altro: ad Alzo si proiettava il primo tempo e poi, via con la moto, si portava la pellicola a Pogno che a sua volta doveva proiettare il primo tempo mentre ad Alzo veniva proiettato il secondo tempo. Alla mattina del lunedì, per non pagare un giorno in più di noleggio, si restituiva la pellicola a Milano.

Ora l'edificio è abbandonato ed inutilizzato da anni e ben pochi cittadini ricordano quei tempi...

giovedì 13 aprile 2017

Il tempo delle Tenebre


timebar

La Settimana Santa nella liturgia cristiana è uno dei momenti di grande misticismo della stessa religione.
Fino a qualche decennio fa in ogni regione d'Italia c'erano le pratiche sonore della Settimana Santa utilizzando gli "strumenti delle tenebre" per sottolineare i momenti più importanti della giornata liturgica legati alle funzioni religiose.
timebar
L'impiego di tali strumenti era riservato alle funzioni dell'ufficio del Mattutino e delle Laudi del giovedì, venerdì e sabato santo, ufficio detto appunto "delle tenebre" per il suo carattere mistico.
vari tipi di garagula
Nei nostri paesi, i modesti "strumenti musicali", che avevano lo scopo di sostituire le campane nell'annunciare l'inizio delle celebrazioni liturgiche, erano costituiti dal "tinebar" (il nome richiama già il suo impiego) formato da un'asse di legno sulla quale venivano fissate delle maniglie metalliche rotanti che, agitata da destra a sinistra e viceversa, produce il rumore dei chiodi che crocifissero Gesù.
la garagula
La "garagula" è una manovella di legno che tramite la rotazione di una lamina flessibile che raschia una ruota dentellata fissata al manico, produce suoni brevi e secchi.

Veniva utilizzata dai ragazzi, in sostituzione delle campane della chiesa, che passavano per le strade del paese per segnare le ore più importanti della giornata liturgica, gridando nel dialetto locale " ei i primi boi dla mesa seca", intesa come messa secca perché non c'era la consacrazione.

lunedì 10 aprile 2017

La casera o casutin dal lach


casutin dal lach
la bùrela
L'ubicazione delle cascine è sempre stata razionale, poste in posizioni più adatte alle esigenze ed alle loro funzioni e, se situate vicino ad un corso d'acqua, potevano avere anche un piccolo lavatoio.
stampi per il burro
L'edificio veniva chiamato "casera o "casutin dal lach" e poteva costituire un corpo staccato dalla cascina vera e propria.
In caso di terreno con forte pendenza, caso frequente nel territorio di Pella, il piano terra era interrato e rimaneva molto umido e fresco e veniva utilizzato per la conservazione dei prodotti caseari: il burro prodotto nella "bùrela", che poteva avere una forma ovale detta "mota" o di panetti rettangolari fatti con gli stampi di legno decorati, ed i formaggi.
Dove c'era un vicino ruscello, l'acqua corrente veniva utilizzata per tenere al fresco la "biela", un recipiente in terracotta, con l'interno smaltato dentro cui stava il latte già separato dalla panna.

Tempi lontani ormai perché oggi abbiamo il "latte crudo alla spina", le nuove casette del latte!

giovedì 6 aprile 2017

Affreschi murali ed edicole votive a Pella

 
Lo sguardo del visitatore, quando arriva a Pella, è attratto dalla visione del lago e dalla prospettiva che offre la sponda opposta e ben poca attenzione viene riservata a modeste opere d'arte di carattere devozionale o profano che arricchiscono le pareti di edifici, ormai appartati e seminascosti dai nuovi manufatti, testimonianze sbiadite ma ancora vive a ricordo di un tempo perduto.
Rimasti sui muri scrostati, chiedono alle nostre menti, sempre più distratte, un attimo di attenzione e di riflessione su questa arte popolare di minore importanza, espressa dalla devozione semplice e genuina di chi li ha fatti eseguire affidandosi all'opera umile dei frescatori di paese e d'osteria, diventando autentici documenti delle condizioni di vita, dei costumi e delle fatiche del mondo di un tempo.

Potrebbe diventare un nuovo itinerario turistico la ricerca e la scoperta di cappelle, edicole e affreschi in generale, arricchendo la nostra conoscenza del territorio in un percorso artistico- naturalistico.

lunedì 3 aprile 2017

Massimo Simonetta, scienziato nucleare nato ad Alzo

Tra i personaggi a cui Alzo diede i natali, merita senz'altro un posto di riguardo un uomo che ha fatto onore non solo al suo paese natale, ma anche alla sua nazione. Si tratta del fisico nucleare Massimo Simonetta, nato il 26 febbraio 1920.

Si laureò in chimica industriale nel 1943, in ingegneria chimica nel 1946 ed in fisica nel 1949.
Riconoscimento dell'istituto dei Lincei
1986:muore il prof. Simonetta
Dopo un periodo di ricerche e di insegnamento al Politecnico di Milano, nel 1950 lasciò la cattedra per recarsi in California, all'Institue of Technology di Pasadena. Nel 1955 fu chiamato dalla Facoltà di Scienze M.F.N. dell’Università di Milano, come professore straordinario di Chimica Fisica. Qui, sorto l’Istituto di Chimica Fisica (poi Dipartimento di Chimica Fisica ed Elettrochimica), ne divenne fin dall’inizio direttore. Passati i primi anni di carriera, dedicati alla chimica organica e all’elettrochimica, sviluppò un interesse profondo per la chimica teorica e la Chimica fisica organica, con un duraturo interesse per le relazioni fra struttura e reattività in molecole organiche, per i cammini di reazione allo stato solido e per le strutture di molecole assorbite su superfici metalliche.
La sua cultura poliedrica gli permise di svolgere con alcuni allievi, studi di processi chimici industriali per la sintesi di importanti prodotti di base per la grande industria chimica che negli anni Cinquanta e Sessanta si stava diffondendo in Italia.

Ha pubblicato, da solo o in collaborazione, più di quattrocento lavori su riviste a diffusione internazionale.

giovedì 30 marzo 2017

Sacralità dell'acqua, sacrilegio dei ponti

immagine emblematica di ponte
Con l'ultima serata del 24 marzo, il prof. Tiziano Leonardi ha trattato l'argomento dell'acqua, tema attinente al luogo dell'incontro svoltosi presso il Museo del Rubinetto di S. Maurizio d'Opaglio e, soprattutto, nella coerenza del ciclo di conferenze che avevano il titolo "Parole sull'acqua".
Sintetizziamo l'ampiezza degli argomenti illustrati dal relatore, sottolineando i concetti più significativi.
ponte in Valsesia a Rassa
In antichità l'acqua era considerata sacra. I fiumi, considerati delle divinità, dividevano due territori, delimitati dalla natura, per cui attraversarli o addirittura collegarli con dei ponti costituiva un atto di sacrilegio: la trasgressione di un tabù, che doveva essere, in qualche modo, espiata con un sacrificio umano, sostituito, nel tempo, da un semplice rituale con recitazione di formule magiche ed esposizioni di simulacri lignei in sostituzione delle vittime immolate per soffocamento. Non a caso, nell’antica Roma, l’architetto, a cui era dato il compito di costruire un ponte, doveva possedere soprattutto un carisma religioso tant’è che ancora oggi il titolo di pontefice (costruttore di ponte da pontem facere) si riferisce al Papa.
Superare un corso d’acqua, dunque, era ritenuto un atto sacrilego.

Ponte Calatrava a Reggio Emila
Ponte levatoio illuminato a Sanpietroburgo
Tuttavia la figura del ponte è un vero e proprio “simbolo” cioè una figura doppia, una compresenza di opposti, secondo l’originaria etimologia greca: il simbolo che non mostra mai, semplicemente, una sola faccia, ma è come una medaglia che ha un recto e un verso. Il ponte “riunisce” in sé molti aspetti contrastanti: “unisce” e, al tempo stesso, “divide”: è “sospeso” tra due mondi, può essere “isolato” e “abitato”, può “crollare” e persino “muoversi”. È strumento della conquista del mondo da parte dell’uomo e, al tempo stesso, l’opera più sacrilega di tutte, perché intacca, oltre la terra, anche l’acqua, l’elemento sacro per eccellenza in tutte le culture antiche.



lunedì 27 marzo 2017

La sapienza dei vecchi strumenti

 
il corno di richiamo: conchiglia di mare
La storia umana, professionale e familiare di generazioni di artigiani è a volte racchiusa negli attrezzi che furono usati, sui quali rimane come un'eco: manici e punti di presa consumati fino ad adattarsi perfettamente alla mano dell'artigiano, permeati fino in fondo dal sudore di quelle stesse mani.
Attrezzi vecchi ma ancora funzionanti esprimono le più alte aspirazioni d'arte che il tempo e l'usura non riescono a degradare, esercitano ancora un certo fascino su coloro che lavorano con utensili manuali.
Ad Alzo le cave contribuirono allo sviluppo della viabilità e delle strutture di servizio, ma furono gli scalpellini che lasciarono l'impronta più significativa di quell'epoca, con i manufatti che oggi contraddistinguono il territorio.

buràcia,cumpàas, squadar e auti arnes
I modesti attrezzi utilizzati, ma razionali ed estremamente pratici nella loro semplicità, testimoniano il duro lavoro e la capacità di chi li utilizzava e, soprattutto, sono i loro nomi nel gergo specifico che raccontano la storia e nella loro interpretazione e traslazione del significato si serba la memoria dell'antico lavoro.